26 Aug, 2009
Rubare dati di Carte di Credito
Scritto da: Gabriele Guizzardi In: Programmazione|Sicurezza
E’ del 17 agosto l’ennesima notizia che negli Stati Uniti dei “geni del computer” sono riusciti ad impossessarsi di ben 130 milioni di codici di Carte di Credito dalla società Heartland Payment Sistems, una delle più grosse società di transazioni elettroniche, e dalla 7-Eleven, una catena di negozi presente oltre che negli Stati Uniti in 18 Paesi. Insomma… dei geni… direi più dei genialoidi se poi li hanno beccati!
Segnalo su tutti l’articolo di questo sito: http://www.carte-di-credito-online.com/2009/08/rubati-130-milioni-di-carte-di-credito.html
Rubare o impossessarsi (c’è differenza!) di numeri di carte di credito e dei relativi dati di scadenza e proprietà è una cosa alquanto semplice e, nonostante non possa addrentrarmi nei particolari poichè la mia piccola azienda crea proprio software per le transazioni di pagamento con le carte di credito, posso affermare, con fatti, dati alla mano e più di 10 anni d’esperienza, che, se domani volessi fare altrettanto, potrei impossessarmi di migliaia di codici di carte di credito validi e correntemente in uso (tra i quali molti stranieri), e di molti dati sensibili dei proprietari. Il tutto in pochi click del mouse, senza usare keylogger, phishing, virus o altri software di alcun tipo.
“Grazie” dirà qualcuno, “se scrivi tu i programmi che inviano i dati delle carte agli istituti di credito mi sembra facile pensare che si possano dirottare o altro…”. E’ vero, basterebbe modificare qualche riga di codice per inviarmi o salvare da qualche parte tutti i dati in transito. Però, oltre ad essere facile sarebbe anche molto pericoloso (e stupido), dopo aver scoperto la frode sarebbe elementare per la Polizia Postale (spero!) comprendere da dove è partito il furto.
Credetemi, invece, se vi dico che sarebbe altrettanto semplice intercettare le trasmissioni dei pagamenti con sistemi quali il “man in the middle” o addirittura la forzatura dei siti FTP sui quali, ancora oggi, vengono inviate le transazioni, spesso in modalità Offline, cioè non in tempo reale.
Tutto questo grazie a una somma di fattori quali:
- utilizzo di file di testo per la raccolta e l’elaborazione dei dati (sembra incredibile ma è così,). Per darvi un’idea si tratta di file simili ai CSV, con o senza punteggiatura di separazione.
- mancanza di sistemi di criptazione anche elementari (i dati spesso sono inviati perfettamente in chiaro).
- assenza di procedure di sicurezza atte anche solo a debellare attacchi di ingegneria sociale (ci sono persone che al telefono vi raccontano pure cosa hanno mangiato a colazione).
Se a tutto questo aggiungiamo la mancanza di uno standard di protocollo dei dati e uno standard di trasmissione degli stessi (ogni banca o consorzio ha un proprio sistema trasmissivo) ecco che abbiamo il quadro completo dell’insicurezza (e del caos) dei nostri dati.
Per assurdo, comprare su Internet attraverso siti quali PayPal resta una modalità altamente sicura, sempre che questi siti non si lascino “sfuggire” i dati delle carte registrate in loro possesso.
Per fare un esempio nello specifico, ecco come funziona un collegamento Offline tra una cassa e chi riceve i dati delle transazioni:
1. una apparecchiatura (software + hardware) legge la traccia ISO della carta di credito.
2. il software di gestione (un apposito programma) crea un database o un file con i pagamenti.
3. lo stesso software oppure un altro legge questi dati e inizia la procedura di trasmissione.
4. per prima cosa instaura una connessione RAS componendo numero di telefono del server della banca o dell’azienda preposta, poi si autentica con username e password.
5. a questo punto ci si collega con il server FTP e ci si ri-autentica con un secondo username e un’altra password.
6. ultimo passo, vengono spedite sotto forma di file i dati delle transazioni.
Detto così sembra abbastanza sicuro ma non facciamoci ingannare dalla procedura, ricordiamo che i dati transitano in chiaro, pertanto, un attacco “man in the middle”, soprattutto durante la fase di connessione, la fase più debole della struttura, porterebbe ottimi risultati di successo.
Negli ultimi mesi, alcuni istituti di credito hanno tentato di trovare ulteriori forme di protezione criptando i dati in GPG o passando a tecnologia SFTP ma siamo ancora lontano dalla vera sicurezza…









